emozioni, intelligenza emotiva e performance

Questa mattina ho letto un post sulla bacheca Facebook di un amico che ha particolarmente attirato la mia attenzione sul tema dell’intelligenza emotiva. Per interesse personale e poiché sono convinta che questa sia un mattonino di base importante per la creazione di un progetto che funzioni, mi sono a lungo documentata su questi temi e sono sempre più convinta che comprendere come ci si sente e imparare ad accettare le proprie emozioni sia alla base anche di un buon successo sportivo.

Usualmente siamo soliti chiedere agli altri “come stai?” anche quando la domanda che in realtà vorremmo fare è “come ti senti, cosa stai provando?”. La differenza è sostanziale, per una serie di fattori. La seconda domanda infatti, perfettamente in linea con le linee guida di Goleman ed i suoi predecessori, implica un’analisi un pochino più profonda della situazione: non basta un banale “bene, dai..”.

Pensate che tutto questo abbia qualche relazione con la performance sportiva? Io non ho nessuna pretesa di conoscere la verità assoluta, ammesso che esista e che possa essere estendibile a tantissimi esseri umani con caratteri, storie e motivazioni diverse ma di una cosa sono sicura di una cosa: per creare davvero un legame importante con il proprio allenatore, è fondamentale imparare a dire come ci si sente. E non è banale. nella nostra scuola cerchiamo di far percorrere ai nostri ragazzi un percorso in questo senso: focalizzato sulle emozioni che si provano, sulle sensazioni e sull’imparare a comunicare queste cose così personali che spesso non sappiamo neppure descrivere.

Lo scopo di un buon atleta è ovviamente quello di performare perfettamente, idealmente quando serve e spesso, troppo spesso, sento allenatori o genitori dire ai ragazzi durante le gare “non ti devi emozionare, pensa di essere in allenamento!” ecco.. nulla di più lontano rispetto a quello in cui crediamo noi.. noi diciamo ai ragazzi “emozionati, vivi la tua gara fino all’ultimo colpo, colpo per colpo, ma fino all’ultimo. Quando andrai in gara e non sentirai più quel brivido lungo la schiena, quando sentirai lo start e il tuo cuore non inizierà a pompare a mille.. saremo molto dispiaciuti per te perché non potrà essere un’esperienza vissuta al 100%”.

 

Sabrina Maniscalco